BREVI
Scritto da Giovanni Mura    PDF Stampa E-mail
Il porto “turistico” a Villa Verde
Le valutazioni e le perplessità di Legambiente. Incontro con l’arch. De Marco



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Del porto turistico che starebbe per essere realizzato in località Ospedale Capparrone, meglio conosciuta come zona Villa Verde, il nostro giornale se ne è interessato nel recente passato, ma mai ha avuto la possibilità e ne ci sono state occasioni ufficiali, per trattare l’argomento in maniera più approfondita e più nello specifico.
L’approdo turistico prevede 380 posti barca, oltre che una serie di servizi a terra. Il progetto è previsto nel Piano Urbanistico Generale, è stato redatto dalla De Sarlo Installazioni di Sava e sarà concretizzato attraverso un Project Finanzing. Attualmente è depositato, per la Valutazione d’Impatto Ambientale, presso l’Ufficio Parchi Marini della Regione Puglia. Nei giorni scorsi abbiamo incontrato l’architetto Luigi De Marco, membro del locale circolo di Legambiente e componente del comitato scientifico che il circolo ha costituito, per valutare il progetto e dunque assumere la ufficiale posizione. Uno studio ancora non terminato, ma alcune anticipazioni possiamo riportarle, frutto della chiacchierata avuta con De Marco che in premessa, da noi sollecitato per conoscere il pensiero del sodalizio, afferma che “Legambiente non vuole mettere in discussione l’opportunità di realizzare o meno un porticciolo lungo la costa pulsanese, caso mai possiamo obiettare che nulla è stato fatto in termini di perfettibilità ambientale che avrebbe potuto meglio gestire la scelta, la tipologia e il sito più adatto che poteva anche non essere quello attualmente prescelto. L’orientamento generale è per il sì ma a determinate condizioni”.
Quali sono le perplessità che avete?
“Per esempio l’aspetto d’impostazione progettuale. Il progetto prevede il molo mercantile, lungo quasi 600 metri con su una strada senza uscita, sovrastimato rispetto all’altezza e la lunghezza. La sua mole cambierà per sempre l’orizzonte dello specchio d’acqua non solo nel tratto interessato ma anche da altre visuali. E’ stata pensata questa tipologia costruttiva per arginare i fenomeni ondosi marini e i venti dominanti. Una muraglia di pietrame, una vera e propria barriera in tutti i sensi”.
Ci sarebbero altre soluzioni?
“Si potrebbe creare un molo su palafitta di più modeste dimensioni, senza comunque modificare la capienza totale del numero delle imbarcazioni, in lunghezza e altezza con uno scambio naturale diretto tra mare aperto e specchio d’acqua interno, evitando così costi costosi d’impianti di riciclo”.
Quali altre perplessità sono emerse dallo studio che state conducendo?
“A sentire gli esperti, così come il progetto è configurato, per effetto dei depositi di sedimenti, nel giro di 3 o 4 anni al massimo, il porto probabilmente potrà essere impraticabile soprattutto nel suo ingresso nel versante di ponente che è sottoposto al vento di libeccio e potrebbero essere necessari pericolosi e costosi dragaggi al fondale. Problematica che si è verificata al porto di Campomarino. Va anche detto che non è stata approfondita la questione fondale marino reale (batimetrica) che in alcuni punti non consente il passaggio in manovra di imbarcazioni con profondità e scogli affioranti”.
Il progetto prevede anche opere a terra. Qualche osservazione da avanzare?
“Le infrastrutture e le opere a terra sono inadeguate. La strada di accesso è assolutamente fuori norma con una larghezza di soli 4 metri che non consente il rispetto delle più elementari norme di sicurezza oltre che non funzionale. Mi chiedo come faranno a entrare i mezzi di soccorso mentre alcuni utenti escono con barca al seguito su carrello? Per non parlare poi dell’intasamento lungo la litoranea, unica via di fuga con macchine parcheggiate ovunque. Non c’è una strada a scorrimento idoneo alla tipologia di utenza del porticciolo”.
Il gruppo di studio si è anche soffermato su aspetti che vanno oltre quello ambientale?
“Si, per esempio sul numero di imbarcazioni turistiche che è pari al 10% della capacità ricettiva. Non si capisce se il porticciolo debba servire ai pulsanesi e tarantini con l’obby della pesca sportiva, oppure deve far arrivare (se mai arriveranno), turisti veri via mare. Si tenga presente che per passare via mare a Pulsano bisogna navigare di più (è fuori dalle rotte consuete), spendere soldi e mi chiedo se oggi si offre qualcosa per cui valga la pena venirci invece di puntare a Gallipoli”.
Ci sembra di capire che l’opera si può dunque migliorare ed è questo l’obiettivo di Legambiente?
“Nessuna strumentalizzazione da parte nostra, solo contributi affinché l’opera sia realizzata con le tecnologie più moderne e che s’ispirano ai modelli di eco sostenibilità. Se il privato decide di investire sul porticciolo a Pulsano ben venga. Ma questo presuppone e giustamente che intende recuperare quanto prima il capitale investito. La pubblica amministrazione e la politica devono essere garanti affinché non vi siano inutili speculazioni, che si eviti lo scempio del paesaggio e soprattutto che si miri all’interesse pubblico che deve essere l’unico scopo con un reale ritorno di convenienza per la collettività amministrata. La politica deve difendere le bellezze del proprio territorio, non possono essere deturpate per sempre, con una progettazione che nei suoi contenuti essenziali rinuncia ai principi di ecostenibilità”.
Dalla chiacchierata con l’architetto De Marco apprendiamo che Legambiente proporrà nell’immediato futuro, su questo importante argomento, un convegno che coinvolgerà tutti gli attori. Un momento pubblico che discuterà sulle questioni qui sinteticamente accennate, al quale prenderanno parte esperti della materia e che comunque sarà aperto ai contributi di tutti i cittadini.
Intanto per il 16 di dicembre è stata programmata una conferenza di servizi che potrebbe essere quella che da il via ai lavori.
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