Il nostro paese è il migliore in assoluto, il più bello, con un mare bellissimo, con spiagge bellissime, con luoghi che hanno una storia che nelle vicinanze non ha nessuno, un Convento, antichissimo, che non ha nessuno, un castello che non ha concorrenti, e per non parlare dei negozi e le case, ville, luoghi di incontro, per non parlare della cucina e il vino pulsanese? Straordinario. La nostra chiesa madre? Ma cosa ne facciamo di quelle vicine?
E i fuochi d’artificio della nostra festa patronale? Per non parlare degli uomini dotti di Pulsano. Questi sono solo alcuni degli argomenti che spesso sentiamo in giro nel paese. Tutto questo per molti è considerato un valore aggiunto, ma sarebbe più semplice dire un paese che guarda e si paragona solo con se stesso, si confronta con se stesso, che vive rapportandosi con stesso, che non ha altri parametri se non i propri, Questa “sindrome” gli uomini di “cultura pulsanesi” la chiamano Pulsanesità. Una malattia, un morbo, una fobia o una mania che intacca ogni ambito di questi luoghi e che non lascia metri di paragone. Bisogna avere il passaporto per entrare a Pulsano, o il permesso di soggiorno per chi viene da un paese vicino, perché per essere pulsanesi doc bisogna aver superato un esame per generazioni e generazioni. Molti dei soprannomi usati hanno in se la provenienza, cigghiese, calavrese, un marchio diremo quasi. Qualcuno penserebbe subito al una forma di razzismo che per certi versi ne ha tutti i sintomi invece la chiamano Pulsanesità, è una sindrome tutta nostra. Questa sindrome è nelle scuole, nelle istituzioni, nelle famiglie, nella parrocchia, delle farmacie, nelle banche, nella cultura, nel commercio, nell’artigianato, ovunque. E’ un termine che nel nostro paese non è usato come valore aggiunto, patrimonio culturale o come aggregatore di impresa al fine di la pulsanesità è usata come isolamento dagli altri come rifiuto di raffrontarsi con il prossimo, con i paesi vicini, decidendo a priori che il nostro paese è il migliore, pur notando che le differenze con i paesi vicini sono enormi. Viviamo con la mente bloccata al passato, annebbiata dalla Pulsano degli anni settanta, centro nevralgico politico-culturale-sociale di tutti i paesi vicini. Però tali commistioni non crescono da sole non vivono per se ma hanno bisogno di linfa che arrivi da una comunità aperta e pronta a nuovi linguaggi e nuovi modi di pensare, ma che certo non è fine a se stessa. Sappiamo tutti che, nei paesi vicini quando fai lo spaccone dicono “ no’ fa lu pusanese”, e che subito di rimando tra i membri del gruppo serpeggia la chiosa detta a denti stretti “brutta razza”. Se tali battute un tempo non ci stupivano e si ingoiavano oggi le tolleriamo aggiungendoci qualcosa di nostro chiudendo la frase con un sorriso amaro, perché tutti siamo consapevoli della mania di cui siamo invasi. Da molti anni oramai il nostro paese si confronta e si rapporta con se stesso. Le battute “è meglio che quel posto lo prenda un pulsanese”, buono così rimane a Pulsano, si si va bene così è un pulsanese che gestisca la cosa, la scusa è sempre la stessa. L’assenza di un confronto della comunità con un nuovo modo di guardare le cose sta creando una miopia accelerata di questa comunità, un comunità pigra, presuntuosa, arrogante, vecchia, bloccata su stilemi sorpassati ormai da tempo, ma pur sempre arroganti. Verrebbe così di dare ragione a Bossi quando vorrebbe cacciare i ragazzi del sud e rimandarli nei luoghi l’origine perché tolgono lavoro ai quelli del nord sicuramente ci saranno molti figli di pulsanesi in quei ragazzi del sud. Verrebbe più logico, invece, pensare ad un paese che valuta il merito a prescindere se sei pulsanese. Una comunità legate all’individualismo e non al collettivismo è una comunità morta. L’esaltazione della pulsanesità in un contesto sociale altamente degradato e pigro è pericolosamente letale. Se questo “valore” non è condiviso aperto alle possibili commistioni, contaminazioni salutando positivamente una mescolanze di idee allora questa comunità è destinata al fallimento. A tutti è chiara la miopia di questo paese, gli organi preposti, politici,amministratori, associazioni vivono la loro “pulsanesità” probabilmente in buona fede ignari della scarsa lungimiranza dei loro sforzi che mostrano l’assenza di coraggio a proporre la pulsanesità come diversità come qualità, talento, abilità, audacia d’intenti.
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